Il rastro di Madrid
di Piera Micheletti
(articolo pubblicato sulla "Bacchetta magica" nel febbraio 2004)
Il ricordo del famoso Rastro madrileno mi aveva accompagnato per anni.
Le “levatacce” per essere lì fra i primi a scoprire quel piccolo tesoro nascosto fra le cianfrusaglie, occhi aperti e borsa stretta per timore dei ladri, le “tapas” nei piccoli bar durante il riposo... ma tutto cambia, anche il volto del Rastro.
Da dove proviene questo nome? Mi è piaciuta ques’interpretazione, forse un po’ romanzata, che mi ha dato un vecchio (sarebbe più appropriato dire un antico) venditore.
Rastro è una parola spagnola che significa traccia, ma come molti vocaboli spagnoli ha diversi significati, fra cui “mattatoio, macello”.
Il macello pubblico di Madrid era, moltissimi anni fa, situato sul fiume, il Manzanarre, in una vecchia e povera zona della città. Da lì partivano diverse strade che percorrevano i compratori con i carri, trasportando la carne alle varie destinazioni.
Nello stesso quartiere era situata la Calle de los Curtidores (coloro che lavoravano la pelle).
Tutto questo trasporto di animali sanguinanti lasciava tracce (rastro) sulle strade.
Così, quando alcuni cenciai della zona si misero a vendere per terra le loro cianfrusaglie in queste strade, la località prese il nome di Rastro, che si comunicò poi al resto della Spagna per avvenimenti analoghi.
Ma, tutto cambia, ed anche il famosissimo Rastro di Madrid ha cambiato volto.
Innanzi tutto, l’ora di apertura; sì, niente più fretta, si può arrivare tranquillamente verso le 10.
I piccoli bar sono sempre a disposizione dei visitatori affamati (turisti in gran numero) e, anche se è sempre consigliabile tenersi le borse ben strette, dovunque arriva lo sguardo si scorge, tra un banco e l’altro, un agente di polizia.
Infine, per dire la verità, bambole in vendita, a parte le bambole degli ultimi 20 anni, è difficile incontrarne . Ma, il Rastro di Madrid e’ sempre in grado di sorprender; infatti al numero 15 della calle Carlos Arniches scopro con grande meraviglia una porta chiusa (apre alle 11) ricoperta da foto e foto di bambole, sormontata da un’allegra ed enigmatica insegna: “Albero”.
All’improvviso la porta si apre e, come dotate di propria volontà, escono a grande velocità moltitudini di bambole di biscuit di recente costruzione in mezzo a una colorata rassegna di pezzi di bambole, abitini e oggetti vari.
Trattasi di un Ospedale delle Bambole, gestito da José Manuel Garcia Fernández, gentile e disponibile nonostante la folla riempia immediatamente i piccoli locali.
Dentro ci corrono incontro armadi pieni di bambole antiche, di porcellana, di cartapesta, di composizione, da riparare, riparate, da vendere... Josema possiede, fra l’altro, una vasta collezione di Mariquita Perez e da qualche anno ha iniziato a collezionare Nancy, una stilizzata bambola spagnola in plastica, prodotta dalla ditta “Muñecas (bambole) Famosas” a partire dal 1970.
Insomma, chi cerca... trova.
La ditta Albero, tel. 0034 91 467 35 29 e 0034 659 034880 e’ visibile all'url www.todocoleccion.net

Coloratissimi e simpatici abitini andalusi, taglie Barbie, confezionati da una fantasiosa artigiana.
Esposti al Rastro, nella parte dedicata all¹abbigliamento e varie.

Escono a gran velocità del negozio Albero, al Rastro, bambole in biscuit di recente costruzione accompagnate da... pezzi di bambole antiche...

... altre con testa in biscuit anch'esse nuove; una, vestita da sposa, al posto del venditore che pare sul punto di chiederci: Desidera?

...bambole di biscuit, di cartapesta...restaurate, da restaurare....

Mariquita Perez, la piu' accessoriata (per l'epoca) bambola del mondo e sognata e desiderata da ben tre generazioni di bambine.

Nancy.