F.I.B.A. Fabbrica Italiana Bambole e Affini

di Piera Micheletti

(pubblicato su La Bacchetta Magica N° 52 - giugno 2004)

Grazie alla collaborazione della gentile signora Paola Beretta, curatrice del Museo del giocattolo di Canneto s/Oglio, ed a alcuni documenti in nostre mani, possiamo finalmente raccontarvi la storia di questa nota azienda cannetese.
La FIBA sorse al finale degli anni ’40 a cura del signor Pietro Sacchi. La produzione iniziale riguardava, fedele alla linea locale, cavalli a dondolo e bambole in cartone pressato. Solo sul finire degli anni ’50, con il sopravvento dei materiali plastici, predominò la produzione della bambola. Poco sappiamo di queste bambole; possiamo però contare con una preziosa, seppure scolorita testimonianza di vecchi cataloghi degli anni 1961 e 1963. La linea seguita, com’era di moda allora era diversificata: bambole abbigliate da damine, da bambini, ed in abiti tradizionali. Il materiale usato all’inizio fu il polistirolo, dal 1961 il polietilene a cui fece seguito il vinile.

Grande successo ebbe nel 1963 la serie dei “Simpaticoni”, bambole in vinile con capigliatura in peluche e musetti simpatici. Nel 1975 è la volta di “Miko”, quattro espressive bamboline contenute in una tasca in jeans: Felice, Arrabbiata, Su di giri, Disperata.
Nel 1976 appaiono i “Contestatori” che, seppure di dimensione tascabile, non esitavano a esibire, fedeli ai tempi, cartelli con la scritta “Abbasso la scuola” o “Sono una femminista”.
Nel 1981 fu accolta da grande esito la presentazione di “Rosenbon, il bambolotto animaletto” che, con volto di neonato e costume in peluche da orsetto, pecora, scimmietta e in diverse taglie, si affacciò numeroso sul mercato con la produzione di ben un milione di pezzi.

Con la flessione della produzione di massa della bambola “made in Italy” la FIBA, come altre aziende cannetesi, si dedicò, agli inizi degli anni ’90, alla produzione di bambole da collezione.
“La magia della bambola della nonna ritorna intatta, con lo stesso fascino dei cari oggetti –fatti come si deve- di una volta: con quel gusto e quella ricchezza, leggendarie, perdute ormai nella memoria dei tempi”. Da un catalogo FIBA.

Per il volto-busto e gli arti sin usava un vinile duro molto levigato con effetto biscuit e tessuto imbottito per la parte restante. Il trucco e le pettinature venivano affidate a mani esperte. Per il guardaroba e gli accessori si sceglievano tessuti pregiati. Le scarpette erano naturalmente in cuoio. Le bambole venivano vendute accompagnate da un certificato numerato di autenticità, in eleganti scatole di cartone decorate con rose. La FIBA chiuse i battenti nel dicembre del 1998.
Il canto del cigno?



Sissi damina fine in polistirolo e Sissi



Pupo in polistirolo e Pupo


Bambole da collezione


Francesca e Claudio