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Storia di una bambina e di Levia, una bambola degli anni ‘50 PDF Stampa E-mail
Articoli sul mondo delle bambole
Scritto da Piera Micheletti   
(articolo pubblicato sulla "Bacchetta magica" n.42 gennaio 2004)

 Storia di una bambina e di Levia, una bambola degli anni ‘50

Cari lettori, vorrei condividere con voi questa bella storia di cui sono venuta direttamente a conoscenza, grazie al mio interesse per le bambole. Recentemente trovai tra le mie mail una richiesta di una signora spagnola circa la valutazione di una bambola Levia in suo possesso. La domanda mi sorprese e svegliò la mia insaziabile curiosità. Carmen promise di inviarmi la foto e l’insolita storia della sua bambola. Eccole.

“Cara Piera,
 eccoti la foto e la storia della mia bambola, come promesso. Come già ti ho accennato, mio padre era italiano. Nacque a Milano da genitori piemontesi e durante la guerra civile spagnola venne in Spagna più per far dispetto al padre che era socialista e per amore dell’avventura, che per motivi politici. Quasi non aveva idea di dove andava a mettersi!
 Il reggimento italiano a cui apparteneva mio padre fu destinato a Salamanca. Qui requisirono una scuola dove si installarono. Mia madre dirigeva la parte interna destinata a collegio. La scuola apparteneva alla sua famiglia. Così si conobbero.
Bisticciavano continuamente per biancheria e stoviglie che mio padre esigeva per i suoi soldati e che mia madre tentava di nascondere per il timore che gliele sciupassero. Si sposarono alla fine della guerra nonostante l'opposizione delle due famiglie.
Mio padre era un illustre sconosciuto, un “Mussolini” per la famiglia di mia madre, e mia madre una “zingara” per la sua. A quei tempi pare si pensasse che la Spagna fosse abitata solo da zingare e toreri.
Così nessuno assistette al loro matrimonio. Cominciò la Seconda Guerra Mondiale e mio padre fu richiamato dall’Italia a combattere ancora una volta.
Non si presentò per motivi personali e perché ne aveva avuto abbastanza di guerre, Abissina, Spagna; finalmente si era reso conto dell’assurdità della guerra. Fu riconosciuto profugo e per parecchi anni non poté mettere piede in Italia. Vivemmo serenamente, l’opposizione delle due famiglie si era calmata e finalmente, nel 1954, decise di portarmi in Italia a conoscere la sua famiglia.
Dopo un interminabile viaggio in treno, arrivammo a Torino, io distrutta dalla stanchezza, mio padre emozionato e nervoso per l’incontro con la sua famiglia.
E fu allora, vicino alla Piazza San Carlo, che mi comprò la bambola. Impiegai molto tempo per sceglierla, pareva che tutte le bambole del negozio volessero venir via con me.
Erano meravigliose, paragonate con le bambole spagnole di quell’epoca. Finalmente scelsi la bambola Levia. Impressi l’episodio nel mio diario. Era l’undici settembre del 1954. Avevo appena compiuto 11 anni.
La famiglia di mio padre ci ricevette con affetto e simpatia ed eravamo tutti molto felici. Soprattutto io, perennemente abbracciata alla mia bambola, giorno e notte.
Dopo avere conosciuto i familiari piemontesi, ci recammo a conoscere una zia di mio padre che viveva in Francia, ai piedi delle Alpi. Era stata infermiera sul Titanic, sposata e vedova di un medico, si era rifugiata in una casetta ai piedi delle alte montagne. Attraversammo le Alpi con la bambola sistemata dentro un’enorme scatola che disturbava tutti in quel vecchio autobus di allora, però i passeggeri a vedermi tanto felice con la mia bambola sorridevano compiaciuti.
Dopo qualche giorno rientrammo a Madrid. Io trionfante con la mia bambola e mio padre soddisfatto di avere ritrovato le sue radici.
La bambola fu come un simbolo di unione e speranza per la mia famiglia.
Mi chiedi perché voglio venderla? Sto vendendo molte cose personali per contribuire a un progetto di formazione di bambine nella zona Sud di Madrid (la più povera). Ciò di cui ha più bisogno l’essere umano è l'educazione, l’ignoranza è il peggior nemico.
Mi pare una buona destinazione per la bambola che significò molto nella unione della nostra famiglia.”


Non sorprenderà se mi è venuto, in seguito, un gran desiderio di andare a Madrid a conoscere Carmen e a curiosare fra le vecchie bambole spagnole.

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Bambola Levia, protagonista della nostra storia. Alta 55 cm in polistirolo tinto in massa, occhi in vetro, cammina alzandole le braccia. Abito d'epoca non originale.

 

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Dettagli di Levia

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Dettagli di Levia

 

 

 


 


 


 


 

 

 

© 2007-2008 Piera Micheletti.
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