Le bambole di Olmar
di Piera Micheletti
Olmar mi ha trovato grazie al suo grande amore per le bambole e in particolare per il desiderio di avere notizie su due bambole italiane che nel lontano 1948 avevano raggiunto un prestigioso negozio di giocattoli a Caracas in Venezuela.
Parla bene italiano perché all'università fu costretta a scegliere una lingua straniera e, poiché frequentava un gruppo di italiani, le parve opportuno studiare la loro lingua che continuò a coltivare leggendo in italiano . Ma ascoltiamo la storia dalla sua viva voce:
Nel 1948 avevo 9 anni e dicevo che credevo nel Bambino Gesù. Non era vero, ma lo dicevo. Credo che nonostante che la mamma sapesse che stavo dicendo una bugia, mi portarono lo stessoa vedere i negozi di giocattoli perché io scegliessi i balocchi da includere nella lettera al Bambino Gesù. Quell'anno c'era una vetrina piena di bellissime bambole, tutte vestite da spagnole, cinesi, olandesi e altri abiti tradizionali. Io mi innamorai della olandese: la chiamai Lorelai.Nel negozio dicevano che le bambole erano italiane. E credo che fosse vero , perché due anni dopo miregalarono un'altra bambola, vestita da napoletana, che chiamai "Graziella Pobrecita"- forse questo soprannome glielo detti solo dopo un restauro al suo visino, tanto mal fatto, che la lasciò irriconoscibile.
Tutta la mia vita ho vissuto a Caracas. Nella foto della carrozzina e molte bambole si nota nello sfondo il massiccio di El Avila, alto 2000 metri. Si, ho avuto molte bambole e giocattoli: la mia nonna e una mia zia che non aveva figli hanno vissuto con noi cosi che per Natale le loro amiche, invece di comprar loro dei regali per la venuta del Bambino Gesù li compravano a me. Ma nonostante la loro disponibilità ad accontentare i mie desideri non sono stata viziata.
Mi educarono stile inizio novecento: "Tutto quello che hai nel piatto devi mangiarlo, tutto quello che è sul tavolo da pranzo è per mangiare, quindi bisogna mangiarlo. Non si risponde male agli adulti. Se quando sei in visita ti offrono qualcosa da mangiare devi ringraziare e rifiutare aggiungendo che hai già mangiato prima di uscire di casa. Vai al bagno prima di uscire di casa. Le cose si toccano con gli occhi. A letto alle 7. I tuoi diritti finiscono dove iniziano quelli degli altri. Qualunque voto sotto il 18 è una votazione brutta. In questo caso niente uscita domenicale. Il maestro ha sempre ragione (anche se in questo caso erano eccezioni). Se lo fai di nuovo ti do tre frustate. E, se me le davano, le prendevo.
Però, in quelli anni,non era vergogna arrivare a scuola con i segni della frusta sulle gambe. Gli altri bambini si limitavano a chiederci se avevamo pianto e le maestre, che erano tutte brave e spagnole, quindi abituate alla punizione corporale, non dicevano niente.
Sai, ebbi una infanzia molto felice! Piena di carezze e di affetto, di passeggiate e di amichetti, di giocattoli e di puzzles, di racconti e di libri e di novelle.
A quattro anni imparai a leggere e non ho più smesso. Ho sempre il mio primo giocattolo, un cane. Pare che fosse di origine inglese. In realtà era un canino appena nato, sembrava vero. Ho anche Quiquico, il mio orsetto, ormai completamente pelato e credo anche lui di origine inglese. Gli orsacchiotti di oggi hanno gli arti corti e grassottelli, ma Quiquico era stile bambola, alto e magro e con arti lunghi e pelo corto.. Poverino, una volta restò in soffitta, dove solevo giocare il pomeriggio ma piovve dal tetto, e, peggio ancora, fu attaccato da un uccello, un tipo di avvoltoio così perse la voce, pazienza. Sonja Henie di madame Alexander, che io chiamai Princesita, principessina, me la portò il Bambino Gesù per Natale del 1943. Il suo abitino originale, mi pare di ricordare, era di velluto color azzurro marino, con il bordo a palline e stivaletti bianchi da pattinatrice rifinito con un berretto dello stesso materiale dell'abitino. Il suo abitino lo misi ad una bambolina negra che poi regalai ad un'amica adulta.
Nel 1944/45 mi hanno regalato Navi, un bebe con il corpo di gomma e la testa in materiale rigido. Prendeva il biberon e faceva la pipi. Arrivò in una valigetta con un corredino per cambiarlo. Arrivò insieme a Manolin, un bebe con la testa in composizione e il corpo di tela imbottita. Era realmente troppo morbido, non mi piaceva, sarà per questo che mi durò poco e non seppi mai dove finì. Per essere sincera, per la maniera con cui io giocavo con le mie bambole, i bebe non avevano molte probabilità di sopravvivere. Non ero per niente materna, non mi piaceva giocare con loro mettendoli in una casetta o nella scuola, o darle da mangiareper me. L'importante era che fossero attori di uno dei miei racconti. Potevano essere Kazan, il cane lupo, o una principessa o una fata.
Quello che preferivo, però, era che fossero interpreti di personaggi immaginari in storie inventate da me. Per questo motivo persi molti dei loro abiti originali: come si pu&ò immaginare una principessa greca o indiana vestita da pattinatrice?
Nel 1945 il Bambino Gesù mi portò l'aereoplano. Non potei avere il sulkiciclo (un calessino tirato da un cavallo) perché la mamma diceva che ero troppo grassottella, però anche essere aviatrice non era per niente male. Poco a poco se ne andarono l'Orso Teddy, un panda gigante, ed i coniglietti. Intendo coniglietti veri, non giocattoli. Figurati che una volta ne rinchiusi uno nel forno della mia cucina giocattolo, e quasi quasi muore. No, non arrostito, il forno non aveva il fuoco, ma ci stava cosi stretto che avrebbe potuto soffocare.
Meno male che accorse la mia mamma allarmata dalle grida e dal pianto di due bimbette e di un coniglio e lo liberò smontando la parete posteriore del piccolo forno. A Navi facemmo un solenne funerale perchéil corpo si era completamente sciupato, e le altre bambole furono regalate. Cosa vuoi, eravamo nel 1952 ero cresciuta.
Volando
Princesita, l'orso Quiquico, Manolìn in braccio,Navi

Princesita

Per terra, da sinistra a destra: Lorelei, l'orso Quiquico,Princesita,Mariquita Perez. Nel carrozzino, Navi e dietro Topsy, bambola di gomma negra, la protagonista della celebre novella La capanna dello zio Tom

da sinistra Lorelai, Mariquita Perez

Graziella "pobrecita" prima e dopo il restauro

Lorelei, attualmente, dopo una riparazione

Quiquico, Toy (un canino) e Princesita